Racconigi e l’epopea delle fabbriche magnifiche

Filatorio dei Prati - Manissero

Dal ‘400 a fine ‘600

La seta (soprattutto la produzione della seta grezza e dei filati) fu, per secoli, la principale attività economica di molte regioni italiane. Non tutti sanno, però, che dalla fine del ‘600 alla metà dell’800, fu la seta piemontese ad essere considerata la migliore al mondo: the finest silk that is produced in any part of the world.

Le grandi tessiture europee se ne servivano per i capi più pregiati; le nazioni concorrenti, riconoscendone il primato, promuovevano attività di spionaggio industriale per cercare di carpirne i segreti; tecnici locali venivano chiamati dappertutto (dal Bengala agli Stati Uniti, dall’Egitto alla Persia) ad avviare filatoi “alla piemontese”.

Racconigi nel Theatrum Sabaudiae (1682)

Theatrum Sabaudiae 1682

L’affermazione stupirà molti: ma per tutto quel tempo, Racconigi fu il maggior produttore di filati di seta del Piemonte. Non solo: tra metà ‘400 ed inizio ‘500, il nostro è stato il primo borgo del ducato sabaudo nel quale sia storicamente documentata la lavorazione domestica di tessuti di seta; ed il primo ad aver sviluppato una  filiera serica integrata.

La coltivazione dei gelsi, allevamento dei bachi, produzione dei bozzoli, trattura della seta grezza, produzione di filati, tessitura di velluti sono documentate a Racconigi già a metà anni ’30 del secolo. Nel 1582 si costituisce l’Arte della Seta, che nel nel 1583 elabora un Regolamento che è un autentico manuale della qualità ante litteram. Esso istituisce anche un vero e proprio marchio di conformità da apporre sui prodotti dopo che erano stati “verificati” e prima che questi uscissero dal borgo. 

E’ grazie a questa cultura di settore che Racconigi – notevole città d’acque –  sul finire del ‘600 è pronta ad accogliere la sfida della nuova tecnologia dei mulini da seta: i filatoi idraulici, che qui troveranno la definizione di fabbriche magnifiche. Complessi di dimensioni inusitate per i tempi: nel 1677 il primo è strutturato per 150 addetti, il secondo (nel 1681) per ben 300, un primato in campo nazionale ed europeo. 

Per la città è una rivoluzione economica e sociale. La domanda di manodopera richiama centinaia di lavoratori, la popolazione cresce a dismisura, il borgo cambia volto ed assume le forme urbanistiche ed architettoniche che mantiene tuttora. 

Filatoio del Martinetto

1677: il Filatoio Peyron (detto del Martinetto)

Filatoio Cardellino - Fava

1699: il Filatoio Cardellino (poi Fava)

Filatoio Paschetta 1712

 1712: il Filatoio Paschetta

Il boom del ‘700

Con l’avvento dei filatoi idraulici, Racconigi si specializza nella filatura dell’organzino, utilizzato nell’ordito dei tessuti: già nel 1708 ne produce 254.000 libbre (oltre 93 tonnellate!) oltre un terzo del totale piemontese. I filatoi idraulici in esercizio sono già 19 (più 8 meccanici) ed occupano 2525 addetti.

Nel corso del ‘700 i filatoi diventano 33 con 4000 addetti: innestati su un raffinato sistema di canali e diramazioni, bocchetti e paratie, sono il frutto di un impegno edilizio, urbanistico e di ingegneria idraulica di straordinaria portata. E con formidabili implicazioni in diversi contesti.

I filatoi evidenziati in nero nel Catasto Napoleonico (1811/13)

Catasto Napoleonico (1811-13)

Non solo dal punto di vista delle nuove tecnologie e delle politiche padronali l’impatto fu rilevante: perché anche da quello del welfare comunitario ed assistenziale, della lotta contro il pauperismo e la mendicità, dell’ordine pubblico e della coscienza operaia, l’epopea della seta ci ha lasciato pagine memorabili. Talora struggenti.

Quella delle fabbriche magnifiche non fu solo, infatti, una marcia trionfale. Ma anche la storia della fatica di decine di migliaia di operai, donne in prevalenza, e di un numero altissimo di bambini e adolescenti. Un lavoro duro protratto ogni giorno per un orario massacrante in un  ambiente di fabbrica a dir poco malsano; tanto da “costruire” persino una categoria fisica e sanitaria della popolazione: la cosiddetta classe degli artieri procreati da individui affranti dalle fatiche e dalle miserie.

Così, sebbene la città sia più nota ai turisti per la presenza del Castello Reale, è assolutamente giusto affermare che, per Racconigi, la seta fu l’autentica essenza del territorio: il Museo ne narra l’epopea attraverso il cammino che la comunità locale ha percorso secolo dopo secolo, costruendo una cultura ed una civiltà del lavoro tuttora al centro delle attenzioni degli studiosi di tutta Europa.

Ecco perché la seta è davvero una ragione di più per partire alla scoperta della nostra città! Un filo conduttore che comincerà ad avvolgervi nel corso della visita al Museo e vi consentirà di visitare l’intera città trasformandosi in un’esperienza davvero originale.

Filatoio Todros Segre

1691: il Filatoio dell’ebreo Todros Segre

Filatoio Costa - Sabri

 1699: il Filatoio Costa (poi Sabri, detto di Santa Maria)

Filatoio Pelleri

 pre 1716: il Filatoio di N. e G.A. Peyron (poi Chiavazza, poi Pelleri)